Tutto quello su cui è necessario essere correttamente informati a proposito di questa disciplina della medicina. Quasi il 20% della popolazione ha almeno un disturbo psichiatrico, la maggior parte di questi possono essere ben curati e una buona cura migliora la qualità di vita della persona affetta.

lunedì 22 dicembre 2008

LA PROPOSTA DI RIFORMA DELLA LEGGE 180

Sono stata a Roma settimana scorsa, dove alla Camera dei Deputati il giorno 17/12 è stata presentata una proposta di legge di riforma della ormai trentennale "legge Basaglia" .

Non voglio entrare nel merito dei singoli passaggi, nè dello spirito che ha animato i proponenti (in particolare l'on. Ciccioli che la psichiatria la conosce bene essendo lui stesso psichiatra), nè tantomeno spendere parole pro o contro la "vecchia" e tuttora in vigore legge 180.

Piuttosto voglio spendere qualche parola per ricordare che "la psichiatria" non è solo quella che giorno dopo giorno si fa carico della assistenza delle condizioni psichatriche gravi e croniche.

In quella sede ho sentito ripetere da voci autorevoli (l'autorevolezza ad alcuni è conferita dal ruolo di familiare che quotidianamente spende la propria esistenza vicariando le carenze istituzionali; l'autorevolezza di altri è consolidata dalla quotidiana esperienza di un lavoro svolto in condizioni di precarietà isituzionalizzata) che questi pazienti psichiatrici, numericamente "pochi" assorbono "una quantità smisurata" di risorse, umane ed economiche. Ed è giusto che così sia, semmai ci si potrà domandare se al momento sono spese al meglio.

Ma quello che voglio sottolineare io è che questa non è tutta la Psichiatria e che la stragrande maggioranza degli "altri" pazienti psichiatrici non possono nè devono essere assimilati nè al profilo nè alla prognosi di quei "pochi", nè tantomeno ai loro bisogni.

Non è questione di aggiungere stigma allo stigma, semmai di togliere identità improprie a tutti coloro (e sono tantissimi, la stragrande maggioranza secondo i numeri delle prevalenze nella popolazione) che hanno un disturbo psichiatrico e quindi a tutti gli effetti sono malati di competenza psichiatrica, ma una volta fatta una diagnosi vengono curati con efficacia e vengono reimmessi, ciascuno secondo il proprio ruolo, nelle attività lavorative, familiari e sociali che erano loro prorie e che la presenza della malattia aveva perturbato, più o meno gravemente o addirittura interrrotto.

Una vera riforma dovrà tener conto di queste realtà, a tutt'oggi largamente "confinate" in un'area di assistenza di tipo privatistico, in modo tale che, come per qualsiasi area della medicina, si tenga conto delle peculiarità che sono implicite in certe diagnosi psichiatriche e delle esigenze quindi di chi ne è affetto.

domenica 7 dicembre 2008


LA FAMIGLIA

Siamo abituati a pensare alla famiglia, cellula fondamentale della società, come al luogo dove ciascuno può crescere sviluppando al meglio la propria individualità, dove ciascuno può ricevere aiuto, sostegno, incoraggiamento e apprezzamento dagli altri membri della famiglia nel momento del bisogno.
Purtroppo, questa immagine ideale della famiglia come luogo nel quale crescere in modo armonico non corrisponde alla realtà di molte persone affette da alcuni disturbi psichici.

Per i pazienti con disturbi di Disturbi d’Ansia, Disturbi dello Spettro Ossessivo-Compulsivo, o Disturbi del Comportamento Alimentare, il ruolo della famiglia è determinante nel favorire una buona o una cattiva prognosi del disturbo.
Infatti questi disturbi si manifestano in giovane età, quando il/la giovane stanno completando il proprio corso di studi o hanno da poco iniziato a lavorare e vivono ancora in famiglia. E’ evidente che in questa condizione un atteggiamento positivo di attenzione e di partecipazione potrà favorire interventi appropriati per il riconoscimento precoce e quindi essere strumento rilevante di ottimizzazione della cura.
Tuttavia, per la natura e la qualità di questi disturbi, per molti pazienti la famiglia diviene il luogo di incomprensioni, attriti, conflitti e qualche volta violenze originate dal pregiudizio, dall’ignoranza e da un malinteso senso di vergogna che attivano atteggiamenti di banalizzazione, negazione o peggio, di punizione .
Eppure, attraverso un lavoro di educazione, di comunicazione e consulenza, l’ambiente familiare e i membri della famiglia potrebbero diventare attori e parte integrante dei programmi terapeutici per pazienti affetti da disturbi di Disturbi d’Ansia, Disturbi dello Spettro Ossessivo-Compulsivo, o Disturbi del Comportamento Alimentare.
Modificare il naturale e spontaneo atteggiamento dei familiari, spesso caratterizzato da un coinvolgimento emotivo esagerato che impedisce di cogliere le reali esigenze del paziente, è un potente strumento di ottimizzazione delle cure in questo ambito della clinica dei disturbi psichici.
Una fattiva collaborazione dei familiari sostiene le strategie terapeutiche, sia che queste siano attuate con interventi farmacologici, sia che si tratti di supportare strategie di tipo comportamentale.

Non bisogna dimenticare che essere membri della stessa famiglia significa condividere abitudini, valori, modelli comportamentali ma anche condividere parti di un patrimonio genetico che noi sappiamo hanno un ruolo determinante nella espressione di questo tipo di disturbi psichici.
Tutti gli elementi della eziologia di queste malattie non sono completamente noti ma l’avanzamento delle conoscenze scientifiche ci consente oggi di affermare che i fattori genetici di stampo biologico hanno un ruolo significativo nella predisposizione individuale ad ammalare.
Su questa vulnerabilità di tipo genetico si iscrive successivamente poi il ruolo di fattori ambientali la cui presenza e molteplicità contribuisce a “precipitare” il quadro clinico.
Di grandissima importanza è quindi l’identificazione di manifestazioni sub-cliniche all’interno della famiglia (in particolare tra i parenti di primo grado, cioè genitori, fratelli e/o figli), che rappresentano elementi significativi di interazioni complesse di tipo biologico e culturale che hanno un ruolo importante nel guidare il processo clinico.

mercoledì 3 dicembre 2008


A proposito di "nuove" malattie psichiatriche...




Sul numero dell'1 dicembre del settimanale Gente appare un articolo che riprende la notizia di un divorzio un po' particolare: i due coniugi si erano incontrati in Second Life e poi si erano realmente sposati. Entrambi hanno continuato le instancabili frequentazioni in rete con i rispettivi avatar e in rete lui ha intrapreso una relazione "extraconiugale" che, ha scatenato l' ira della signora quando è venuta a conoscenza del "fattaccio", con conseguente richiesta di divorzio. Sono stata intervistata dal giornalista per un commento su questo fatto, che in qualche modo si commenta anche attraverso le immagini della coppia, visto che entrambi sono grandi obesi..


Il fatto di mettere etichette diagnostiche per identificare un problema comportamentale specifico (sia che si tratti di shopping, di attività sessuale , di binging o di gioco d'azzardo o ancora, dato che proprio di questo si trattava in quel caso, di tempo speso in rete con giochi di ruolo, chat o altro), soddisfa l'esigenza di riconoscere immediatamente l'area nella quale è presente un malfunzionamento della persona di grado tale da condizionarne in senso negativo la qualità di vita.


La ricerca scientifica psichiatrica è ancora in fase di verifica circa l'origine di queste anomalie comportamentali che appaiono avere un denominatore comune, un difetto delle cosiddette "funzioni esecutive" ovvero quella componente dell'attività mentale di ciascuno di noi che presiede la pianificazione, l'organizzazione, le scelte e le decisioni nella quotidianità.


Siamo già in grado di visualizzare con il brain imaging le aree di iperattività cerebrale che corrispondono nei soggetti con comportamenti compulsivi (questo è il termine tecnico per definire comportamenti iterati in modo obbligatori) ai circuiti regolatori delle funzioni esecutive.


Ed esistono anche strumenti terapeutici in grado di modificare in senso positivo il problema comportamentale.

martedì 2 dicembre 2008

(STRA) POTERE DEI TITOLISTI





Ho scelto i primi due titoli che mi sono capitati. Sappiamo che la figura del titolista, cioè colui che mette i titoli agli articoli degli colleghi giornalisti che scrivono il pezzo, è diventata una figura di primo piano nelle redazioni e quanto pubblicato sul web non sfugge alla regola (purtroppo) che qualsiasi cosa è lecita per catturare l'attenzione, e quindi incrementare l'audience...

Certo che quando si tratta di temi che coinvolgono la psichiatria questo atteggiamento, già criticabile in linea generale, è ancora più potenzialmente dannoso se, anzichè stimolare la lettura dell'intero articolo, risulta un metodo applicato con sistematicità per dare addosso alla suddetta psichiatria.
Io gli articoli sono andata a leggermeli.

Il primo riporta il dibattito tra esperti a proposito del livello di divulgazione dei lavori in progress di una commissione di esperti incaricati della periodica revisione di uno dei più importanti sistemi diagnostici psichiatrici.

Il secondo riferisce che nelle sedi appropriate si valuteranno dei fatti che potrebbero avere risvolti di interesse giudiziario.
Magari leggete anche voi.

Che ve ne pare? Il titolo, preannuncia correttamente il contenuto dell'articolo?

Zuffa fra psichiatri sulla revisione della Bibbia della salute Mentale

Inumanita' psichiatrica: Regione Emilia istituisce commissione inchiesta












domenica 30 novembre 2008

CHI BEN COMINCIA...


Si sa che l'inizio è sempre il momento più difficile per l'inizio di ogni attività: molta determinazione alla quale far seguire la costanza dell'impegno e la regolarità nel seguire l'evoluzione delle cose.
Il dato di fatto dal quale si parte è la constatazione che nel web ad oggi sono presenti quasi esclusivamente voci che sulla psichiatria (e gli psichiatri) esprimono perplessità, ostilità, pregiudizi e in ultima analisi giudizi molto severi e negativi. Vorrei portare un contributo e spezzare una lancia a favore della psichiatria che dà buoni risultati di cura, che fa scoperte ogni giorno più importanti per la conoscenza del funzionamento della nostra mente.

Vorrei sollecitare il dibattito tra coloro che la pensano diversamente e che, se non sono vittime di pregiudiziali ideologiche, possono modificare il proprio pensiero avendo informazioni corrette.

E vorrei inoltre che facessero sentire la loro voce anche quelli che possono testimoniare i buoni risultati ottenuti con una cura psichiatrica appropriata.