Tutto quello su cui è necessario essere correttamente informati a proposito di questa disciplina della medicina. Quasi il 20% della popolazione ha almeno un disturbo psichiatrico, la maggior parte di questi possono essere ben curati e una buona cura migliora la qualità di vita della persona affetta.

domenica 7 dicembre 2008


LA FAMIGLIA

Siamo abituati a pensare alla famiglia, cellula fondamentale della società, come al luogo dove ciascuno può crescere sviluppando al meglio la propria individualità, dove ciascuno può ricevere aiuto, sostegno, incoraggiamento e apprezzamento dagli altri membri della famiglia nel momento del bisogno.
Purtroppo, questa immagine ideale della famiglia come luogo nel quale crescere in modo armonico non corrisponde alla realtà di molte persone affette da alcuni disturbi psichici.

Per i pazienti con disturbi di Disturbi d’Ansia, Disturbi dello Spettro Ossessivo-Compulsivo, o Disturbi del Comportamento Alimentare, il ruolo della famiglia è determinante nel favorire una buona o una cattiva prognosi del disturbo.
Infatti questi disturbi si manifestano in giovane età, quando il/la giovane stanno completando il proprio corso di studi o hanno da poco iniziato a lavorare e vivono ancora in famiglia. E’ evidente che in questa condizione un atteggiamento positivo di attenzione e di partecipazione potrà favorire interventi appropriati per il riconoscimento precoce e quindi essere strumento rilevante di ottimizzazione della cura.
Tuttavia, per la natura e la qualità di questi disturbi, per molti pazienti la famiglia diviene il luogo di incomprensioni, attriti, conflitti e qualche volta violenze originate dal pregiudizio, dall’ignoranza e da un malinteso senso di vergogna che attivano atteggiamenti di banalizzazione, negazione o peggio, di punizione .
Eppure, attraverso un lavoro di educazione, di comunicazione e consulenza, l’ambiente familiare e i membri della famiglia potrebbero diventare attori e parte integrante dei programmi terapeutici per pazienti affetti da disturbi di Disturbi d’Ansia, Disturbi dello Spettro Ossessivo-Compulsivo, o Disturbi del Comportamento Alimentare.
Modificare il naturale e spontaneo atteggiamento dei familiari, spesso caratterizzato da un coinvolgimento emotivo esagerato che impedisce di cogliere le reali esigenze del paziente, è un potente strumento di ottimizzazione delle cure in questo ambito della clinica dei disturbi psichici.
Una fattiva collaborazione dei familiari sostiene le strategie terapeutiche, sia che queste siano attuate con interventi farmacologici, sia che si tratti di supportare strategie di tipo comportamentale.

Non bisogna dimenticare che essere membri della stessa famiglia significa condividere abitudini, valori, modelli comportamentali ma anche condividere parti di un patrimonio genetico che noi sappiamo hanno un ruolo determinante nella espressione di questo tipo di disturbi psichici.
Tutti gli elementi della eziologia di queste malattie non sono completamente noti ma l’avanzamento delle conoscenze scientifiche ci consente oggi di affermare che i fattori genetici di stampo biologico hanno un ruolo significativo nella predisposizione individuale ad ammalare.
Su questa vulnerabilità di tipo genetico si iscrive successivamente poi il ruolo di fattori ambientali la cui presenza e molteplicità contribuisce a “precipitare” il quadro clinico.
Di grandissima importanza è quindi l’identificazione di manifestazioni sub-cliniche all’interno della famiglia (in particolare tra i parenti di primo grado, cioè genitori, fratelli e/o figli), che rappresentano elementi significativi di interazioni complesse di tipo biologico e culturale che hanno un ruolo importante nel guidare il processo clinico.

7 commenti:

mario70 ha detto...

Il blog e' molto bello. Scrivo da Parigi e fa freddo. Spiegqtemi perche' Penelope Cruz dice di avere le voci in testq da quando era bambina e nessuno la ritiene psicotica. Oliver Sacks e Alessandro Salvini, ordinario a Padova; respingono l)equazione allucinazione=psicosi. RSVP
Mario Campanella

LAURA BELLODI ha detto...

dire di avere le voci in testa è un modo personale di esprimere la presenza di engrammi idetici con una connotazione di particolare vividezza della più varia natura sotto il profilo psicopatologico. Così come ci possono essere psicosi senza voci, ci sono voci senza psicosi

Maria Stella ha detto...

Studio psichiatria ad Edimburgo e sono italiana. Qui ci hanno insegnato che molte persone perfettamente normali pososno avere allucinazioni ( non parlo di quelle ipnopompiche o ipnagogiche ) . E' questione di metodo ? Complimenti per il blog

emiliog ha detto...

Sono studente dimedicina a Napoli e vorrei fare lo psichiatra. Anche io ho letto che molte persone possono avere allucinazioni senza essere considerate psicotiche , perchè non hanno altri segni patognonomici. E' cosi ? Grazie
Emilio Greco
Napoli
emiliogreco@supereva.it

mariaburani ha detto...

Sono Maria Burani Procaccini, sono stata parlamentare della repubblica e presidente della commissione infanzia.
Sono intervenuta a difendere la scienza medica contro le aggresisoni di movimenti inesistenti e di sette sull'adhd .
Ciò nonostante, le domande poste in questo blog mi trovano curiosa: secondo uno studio olandese, in possesso di Tor Vergata , una buona percentuale di adolescenti sentiva voci ( e non sotto l'effetto di droghe)
Non è possibile che la psichiatria patologizzi in eccesso ? Non ho competenze in merito, ma so che un solo sintomo non può giustificare una diagnosi e che, probabilmente, esperienze insolite siano molto più frequenti di quanto non si pensi
La ringrazio se vorrà rispondemri
sua Maria Buranu

LAURA BELLODI ha detto...

http://www.nytimes.com/2007/04/08/books/review/Kramer.t.html
sono andata a vedere questo commento al testo al quale fai riferimento.
Il problema è estremamente complesso e l'argomento si può affrontare a vari livelli.

Dalla definizione DSM IV si evince che per queste sensory perceptions il soggetto ha un compelling sense of reality..
La condizione psicotica (attualmente definita secondo logiche più o meno restrittive) può essere descritta sempre in una prospettiva psicopatologica classica come fa il DSM.
Ma a dirimere questa "falsa" questione potranno essere solo gli studi di imaging che ci diranno se le alterazioni di attivazioni circuitali riscontrate in PAZIENTI CLINICI CON PSICOSI CON ALLUCINAZIONI sono simili o no a quelli riscontrabili in SOGGETTI DELLA POPOLAZIONE GENERALE CON ALLUCINAZIONI.
Perché è scorretto parlare di allucinazioni normali? Per lo stesso motivo per il quale un adulto di altezza 120 cm non può essere definito normale..

mariastella ha detto...

Però lei ha detto che ci possono essere voci senza psicosi. Noi stiamo studiano, peraltro, le situazioni patognonomiche delle psicosi . Con allucinazioni non si possono fare diagnosi di psicosi senza altrisintomi. E men che meno con l'allucinosi . Inoltre, ci sonole immagini eidetiche descritte da Haber e da Jaensch. Che ne dice P.S. Sorry for disease