Tutto quello su cui è necessario essere correttamente informati a proposito di questa disciplina della medicina. Quasi il 20% della popolazione ha almeno un disturbo psichiatrico, la maggior parte di questi possono essere ben curati e una buona cura migliora la qualità di vita della persona affetta.

venerdì 23 gennaio 2009

DISTURBI ALIMENTARI E TERAPIA CON REALTA' VIRTUALE

Parliamo di approcci innovativi, almeno nella strumentazione che viene utilizzata dal momento che il razionale, cioè la teoria del condizionamento che regola i comportamenti e la possibilità di modificarli proprio nuova non è, essendo stata formulata almeno un secolo fa. La sfida che vogliamo raccogliere è quella di far uscire queste proposte dalla dimensione del protocollo "disponibile" e farle entrare nella dimensione operativa di applicazione pratica.
Vedo che altri si stanno muovendo in questa direzione e ne sono compiaciuta perchè sono davvero convinta che a critiche di stampo ideologico fatte alla psichiatria si può rispondere davvero in modo appropriato solo con i fatti e i risultati, possibilmente testimoniati proprio dalle persone che hanno avuto vantaggi significativi per la loro vita.

2 commenti:

CyberMaster ha detto...

A questo proposito le segnalo il software messo a punto dal Dott. Mian per la diagnosi dei disturbi alimentari e il lavoro del Prof. Riva (NeuroVR)...
Un saluto...

Ale ha detto...

Già, niente di nuovo e insieme molto di nuovo!

Negli ultimi anni la realtà virtuale è diventata uno strumento accessibile a tutti, o quasi. La ragione principale è che oggi costa meno: è infatti possibile mettere a punto un sistema di realtà virtuale spendendo tra i 5000 e i 10000 euro.
Ma cos’è e come si usa la realtà virtuale in ambito clinico?

Iniziamo dal COS’E’:
La realtà virtuale è, prima di tutto, un insieme di tecnologie: un computer che genera e trasmette ambienti virtuali, un casco (tecnicamente chiamato Head Mounted Display-HMD) che permette al soggetto che lo indossa di avere una visione tridimensionale dell’ambiente virtuale, un tracker, generalmente inserito nel HMD, che permette al soggetto di esplorare visivamente l’ambiente tramite semplici movimenti del capo, un gamepad (lo stesso che si usa in qualsiasi gioco per pc) con cui il soggetto si muove avanti e indietro. Nei sistemi virtuali più complessi si utilizzano anche le cosiddette periferiche aptiche (generalmente guanti super-tecnologici) con cui il soggetto può interagire con gli oggetti virtuali tramite il movimento delle mani ricevendo feedback tattili.
Ma la realtà virtuale non è solo tecnologia! Quando entriamo in un ambiente virtuale sperimentiamo la sensazione di essere realmente lì, anche se quel mondo non è un mondo reale. Questa percezione è tecnicamente chiamata senso di presenza. Il senso di presenza varia principalmente a seconda delle caratteristiche del soggetto e del suo livello di interattività con l’ambiente. Più il soggetto può interagire con l’ambiente, maggiore è il senso di presenza percepito. Questa caratteristica, più di tutte, differenzia un filmato da un ambiente virtuale: nel primo caso il soggetto è semplice osservatore, nel secondo è protagonista, in quanto le sue azioni causano dei cambiamenti nella scena.

La realtà virtuale nella pratica clinica:
Con il diminuire dei costi relativi all’utilizzo della realtà virtuale, alcuni psicologi hanno compreso il vantaggio di utilizzare questo strumento tecnologico per il trattamento dei disturbi psichiatrici. L’utilizzo della realtà virtuale associato a una terapia comportamentale tradizionale, presenta i seguenti vantaggi:
- permette di esporre i pazienti ad ambienti e stimoli critici in modo graduale, sicuro e controllato;
- permette di oltrepassare i limiti relativi all’immaginazione, mostrando al paziente ciò che il terapeuta ritiene più opportuno durante le differenti fasi del trattamento;
- è economicamente vantaggiosa
Un esempio renderà più chiari questi concetti. Supponiamo di voler curare la paura di guidare insorta in seguito ad un incidente stradale. Utilizzando un intervento tradizionale dovremmo chiedere al paziente di immaginare più e più volte e in modo vivido i momenti e gli aspetti della guida che più gli provocano ansia, per poi procedere alla cosiddetta esposizione in vivo, che consiste nel provare, in certi casi con il terapeuta, a guidare su una strada "vera". Questo approccio presenta alcune importanti criticità:
- il terapeuta non può sapere cosa immagina realmente il paziente;
- il paziente, dal canto suo, può non essere in grado di immaginare in modo vivido lo stimolo ansiogeno;
- il paziente può avere troppa paura a procedere con l’esposizione in vivo, cosa che talvolta lo porta addirittura all’interruzione del trattamento;
- l’esposizione in vivo non può, per definizione, essere controllata. È possibile che durante l’esposizione si verifichino circostanze “pericolose” che causerebbero solo svantaggi al processo terapeutico.

La realtà virtuale permette di superare tutti questi limiti. Il terapeuta può “immergere” il paziente in un ambiente virtuale creato ad hoc, superando i limiti imposti dall’immaginazione, e creando situazioni specifiche e variabili quali la guida in condizioni di luce o di buio, di sereno o di maltempo, di traffico intenso o di strade solitarie. Controllando le reazioni del paziente in tempo reale, il terapeuta potrà inoltre variare il livello di difficoltà dell’esercizio.
Poiché il cervello umano reagisce agli stimoli virtuali come se fossero reali (e proprio qui intervengono i meccanismi di condizionamento), al termine della terapia virtuale, il paziente sarà in grado di affrontare l’esposizione in vivo in maniera più sicura.

Le potenzialità di un trattamento basato sull’utilizzo della realtà virtuale possono essere enormi, a patto che la realtà virtuale venga utilizzata non come un miracoloso ritrovato tecnologico alla moda, ma come un potente strumento da integrare ad un quadro di intervento tradizionale basato su presupposti teorici oggi ampiamente ri-conosciuti.

Il computer, di per sè, non guarisce i pazienti, ma può aiutare il terapeuta nella sua sfida quotidiana nel trovare strumenti sempre più rapidi ed efficaci per il trattamento delle patologie psichiatriche.

(l'esempio citato è, naturalmente, solo una delle possibili applicazioni della realtà virtuale in ambito clinico. Accanto ad esso, potremmo citare il trattamento delle fobie specifiche, del disturbo di panico con agorafobia, dei disturbi del comportamento alimentare, ecc.)