Tutto quello su cui è necessario essere correttamente informati a proposito di questa disciplina della medicina. Quasi il 20% della popolazione ha almeno un disturbo psichiatrico, la maggior parte di questi possono essere ben curati e una buona cura migliora la qualità di vita della persona affetta.

martedì 3 febbraio 2009

LA MORTE PER LA PSICHIATRIA


Sono riflessioni amare quelle che faccio constatando che l'accanimento dei media nei confronti della vicenda familiare degli Englaro non ferma le telecamere neppure per il trasferimento. Che si tratti di un uso strumentale di una questione che riguarda la coscienza personale e viene invece finalizzata ai risvolti politici e relativi progetti di legge, non ci sono dubbi. Ma quanto è utile alla società civile seguire "l'ultimo viaggio" di questa persona viva?
E che lo sia, viva, non ci sono dubbi visto che non è mai stata oggetto di possibili donazioni di organi, fin qui, e neppure dopo che si sarà proceduto a quanto ipotizzato vista la condizione di inanizione e quindi inutilizzazione degli organi medesimi, dopo...
Per noi psichiatri il contatto con la morte è purtroppo cosa diversa dal contatto quotidiano di altri colleghi, gli oncologi, o i geriatri per esempio. Là c'è la morte come punto finale di una traiettoria umana che tutti ci accomuna attraverso la malattia.
A noi tocca raccogliere le istanze di persone che invocano la morte come unica possibilità di risoluzione della intollerabilità di una condizione di sofferenza non fisica, o non solo fisica, ma psichica. Che non solo la invocano ma addirittura la progettano ed eventualmente la attuano, chi dopo averci rimuginato fino a sfinirsi e chi invece nell'impulso irreparabile di un attimo.
A chi non ha provato altro che la tristezza, la disperazione anche di una perdita, poco conta se denaro, amore, riconoscimenti sociali o altro, credo sia davvero impossibile comprendere la "perversione" dell'istinto vitale che si concretizza nella depressione quando usiamo questa etichetta per descrivere i disturbi dell'umore.
La insopportabilità della sofferenza mentale che contempla completamente distorti in senso negativo e disperante il proprio mondo interiore devastato da sentimenti di colpa, di inutilità e incapacità, il mondo circostante fatto di difficoltà insormontabili, forze ostili di sopraffazione, il proprio corpo svuotato di energie e pieno solo di stanchezza e dolori ad ogni risveglio dalle poche ore di sonno concesse, un sonno popolato di incubi oscuri. E la ricerca di una via di fuga, nell'atto di soppressione di quella vita che non è più vita vivibile.
E non ignoriamo che a chi sta davvero in quella condizione estrema non è risparmiata qualche area di lucida normalità all'interno della quale recepire il messaggio terapeutico che si tratta di un periodo che è possibile chiudere tra parentesi, una malattia che si può curare: no, anche questa proposta viene fagocitata dal gorgo catramoso della depressione, a farne parole vuote di senso e di significato, una pia illusione dove nulla c'è da fare se non andare incontro all'ineluttabile.
E non sempre si riesce nel compito di curare ciò che c'è da curare.

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